EDUCARE CON IL CAVALLO
CHI SIAMO?
da un’intervista di Angelo Vecchi pubblicata su Quaderni Borgomaneresi “ Borgomanero sportiva “.
Vol. 5/1

Una fattoria sul colle di San Michele, in uno dei luoghi più suggestistivi della Borgomanero magica e in mezzo a uno dei nostri ultimi “polmoni verdi”, è la sede della Associazione Sportiva “Accademia Ippopedagogica Faisà” (nome della prima cavalla che ha permesso l’inizio di questa avventura negli anni ’80). Mirella Pelanda, (insegnante, istruttrice di volteggio e di equitazione, accompagnatore ANTE, terapista della riabilitazione equestre ANIRE) e Alfonso Giacometti (accompagnatore ed istruttore di equitazione , volteggio, attacchi, monta americana e specializzato in selleria), mi accolgono nella Cascina Ghiacciaia. Qui….. si respira un’aria diversa il tempo sembra avere un altro ritmo ed i cavalli sembrano essere lì da sempre, silenziosi e quieti come i castagni e le roveri. Attorno sonnecchiano nella canicola le cascine Salamagna, Cercera e Monello. Più in là rimangono i resti della Preja Cugnola e le piste che, lungo il Rio del Duno e l’Agogna Vecchia, portano al regno degli antichi eremiti di Briga. Al di là del crinale, la torre di Baraggiola e ovunque, boschi e vigneti, intrappolati in una ragnatela di sentieri, a volte poco più che accennati nell’ intrico della vegetazione. Che cosa ci può essere all’origine di questo singolare centro ippico, se non una passione, naturalmente per i nostri fratelli equini, una passione seria, nata come nascono i grandi amori, coltivata dapprima nei momenti di tempo libero e poi cresciuta piano piano fino a diventare una profonda competenza professionale e un vero e proprio lavoro?“All’inizio – è Mirella che prende la parola – dedicavamo ai nostri cavalli le cure e le attenzioni che

normalmente si riservano a un passatempo. Poi sono successi dei fatti nuovi e importanti: ad esempio, l’incontro con Mauro Ferrarsi e con l’esperienza di ALPITREK che, in sostanza, partiva da un’idea nuova e fresca. Si trattava di portarsi per trek, che potevano durare 8-10 giorni, con i cavalli in montagna, dove nessuno di solito andava, spingendosi fino ad alte quote e superando dislivelli magari di 15001800 metri in una giornata. Non facevamo altro che ripercorrere i sentieri scomparsi che, nei secoli passati, avevano portato nella penisola i popoli invasori con le loro cavalcature, a volte veramente pesanti come nel caso degli elefanti di Annibale. Così sono nati i trekking sulle orme dei Walser oppure seguendo le orme dei Cosacchi, fino in Karinzia ( di cui è stato fatto un filmato per RAITRE), ecc. Ecco, nell’ALPITREK, c’era proprio questo spirito, come dire, “storico-epico” e anche “etico”, perché tutto veniva fatto nel rispetto più profondo del tuo compagno di viaggio a quattro zampe.” Che cosa è rimasto di questa esperienza? “La “filosofia” del nostro lavoro di oggi. Alla base di ALPITREK, c’era una scelta di vita che è rimasta poi sempre la stessa, lontana dalle logiche dell’agonismo, dello sport estremo ma anche del tradizionale turismo equestre. Si tratta di conoscere i propri mezzi, di raggiungere la semplicità, il rispetto, l’equilibrio tra uomo e animale, che è anche l’equilibrio tra uomo e natura, un po’ come facevano gli indiani delle grandi praterie.

Solo a queste condizioni puoi chiedere a te stesso e al cavallo certe prestazioni, condividere il quotidiano e l’eccezionale, l’umiltà e l’eroismo”. Queste parole mi fanno venire in mente il Pirsing di Lila, un romanzo nel quale lo scrittore americano sosteneva che l’America moderna era nata dall’incontro della cultura del colonizzatore con quella del pellerossa. Ma, in definitiva, una forma di equilibrio tra uomo e natura è propria anche dei popoli contadini e ben lo sapevano i nostri nonni quando non costruivano le case nei letti dei fiumi oppure nelle buone stagioni pensavano a investire per quelle grame o ancora, a modo loro, amavano gli animali dai quali dipendeva la loro sopravvivenza. Non pensate che la vostra filosofia sia un po’ esclusiva e sia difficile da capire per una persona comune? “ Al contrario, si basa su rapporti e valori che sono naturali magari difficile da spiegare a parole, ma che vengono spontanei quando sei a contatto con l’animale. Invece, è l’immagine tradizionale dell’equitazione, basata sulle gare di salto e di corsa, costosa e riservata a un pubblico aristocratico, che trattiene molti dall’avere nella loro vita un’opportunità, perché andare a cavallo è prima di tutto un’esperienza formativa, una risorsa che potrebbe tornare utile a molti. La nostra scommessa è stata quella di avvicinare un pubblico il più possibile ampio all’equitazione di base e agli sport equestri, a partire dai giovanissimi e dai bambini ... continua su facebook